E' geniale, perfetto cambiamolo!
Un'intervista con il coreografo di "Sherlock Holmes" Richard Ryan
Bartitsu.org è orgogliosa di presentare un'intervista esclusiva con Richard Ryan, coreografo dei combattimenti del nuovo film su Sherlock Holmes, diretto da Guy Ritchie e con Robert Downey Jr. nel ruolo di protagonista.
I precedenti adattamenti cinematografici del celebre detective inventato da Sir Arthur Conan Doyle hanno spesso lasciato in secondo piano le doti di combattente e di atleta di Sherlock Holmes, laddove secondo il canone narrativo il Grande Detective era abile nel pugilato e nella scherma, tanto classica quanto con il bastone da passeggio, e la cui conoscenza del "baritsu" gli salvò la vita nel celebre combattimento contro il Professor Moriarty alle Cascate di Reichenbach. Con "Baritsu", naturalmente, l'autore intendeva riferirsi alla reale arte marziale del "Bartitsu".
"Nei romanzi i combattimenti sono spesso lasciati dietro le quinte, mentre qui abbiamo intenzione di metterli in scena," spiega il co-sceneggiatore Linel Wigram.
Per questa ragione la produzione ha assunto Richard Ryan in veste di coreografo delle intense scene d'azione del film. Le sequenze di combattimento di Richard, premiate in più di un'occasione, sono state impiegate in film come Troy, il Cavaliere Oscuro, Stardust e La Bussola d'Oro. La sua esperienza teatrale vanta coreografie di combattimento per il Royal National Theatre, la Royal Shakespeare Company, l'Abbey & Peacock Theatre (il teatro nazionale irlandese) e altre produzioni, nazionali ef internazionali.
Tony Wolf - Richard, raccontaci intanto come sei arrivato a lavorare su "Sherlock Holmes".
Richard Ryan - Grazie ad una combinazione della mia esperienza maturata e dei "Sei Gradi di Kevin Bacon" (L'applicazione al mondo dello spettacolo dei sei gradi di separazione; NdT)
Sedici anni fa trascorsi un periodo a Los Angeles, dove mi allenai assieme ad Eric Oram, che avevo conosciuto tramite la Society of American Fight Directors. Eric praticava il Wing Chun Kung Fu, che studiava sotto la guida del maestro William Cheung, mentre io avevo il genere eclettico di retroterra caratteristico di molti coreografi, avendo studiato una varietà di arti marziali sia occidentali che orientali (in particolare Aiki-Jitsu e Scherma), oltre al combattimento di scena.
Eric ed io andammo molto d'accordo e fin da allora avevamo sempre voluto collaborare ad un progetto, ma nonostante un paio di tentativi non c'eravamo ancora riusciti.
Col passare degli anni mi ero affermato come coreografo di combattimenti nel Regno Unito, accumulando un curriculum che includeva alcune grandi produzioni cinematografiche; mentre Eric, continuando a studiare il Wing Chun e diventando Sifu (maestro) e uno dei maggiori esponenti della sua arte. Uno degli studenti del suo affermato Kwoon (scuola) era Robert Downey Jr, il quale suggerì ad Eric la possibilità di fare del Wing Chun la base dello stile di combattimento di Sherlock Holms. Eric non conosceva la scena cinematografica del Regno Unito e non era certo di avere esperienza di scena sufficiente per coreografare i combattimenti. Oltretutto la Warner Brothers avrebbe certamente richiesto qualcuno di referenziato per un'opera del genere, così Eric suggerì di ingaggiare qualcun altro e Downey, che avevo conosciuto poco dopo l'uscita nelle sale di Troy chiese: "Bene, che ne diresti del tuo amico Richard?"
Un paio di telefonate più tardi ed ero a bordo... "Sei Gradi di Kevin Bacon"
T.W. - Eri un estimatore di Sherlock Holmes già prima di iniziare a lavorare al film?
R.R. - Si, avevo già letto l'opera omnia un paio di volte, e avevo apprezzato le interpretazioni di Rathbone e di Brett così come quelle che ad esse rendevano omaggio, ad esempio quella di Gene Wilder in "Il fratello più furbo di Sherlock Holmes", che comprendeva un brillante combattimento di William Hobbs.
T.W. - Senza dubbio una pregevole scena. "Il fratello più furbo di Sherlock Holmes" è stato uno dei pochi film a mostrare Holmes come un abile combattente, oltre che un geniale detective. Dunque, qual è stato il tuo progetto di ricerca degli stili di combattimento vittoriani in preparazione al film?
R.R. - Mi sono diretto alla mia libreria e ho preso dagli scaffali i libri del Capitano Alfred Hutton e di Egerton Castle (1). Ho tirato fuori una videocassetta di Canne Francese, che da lungo tempo avevo nel mio archivio insieme a degli appunti sul combattimento con l'ombrello (avendo ricevuto una lezione anni fa dopo una competizione di scherma tenuta dalla Metropolitan Police).
Inoltre, avevo già conosciuto il tuo lavoro nel campo del Bartitsu ed ero in possesso del Bartitsu Compendium, che rilessi.
T.W. - Questo ci porta direttamente alla prossima domanda: Potresti descriverci la tua visione originale delle scene di combattimento così come erano descritte nel copione?
R.R. - Nella realizzazione di questo film i combattimenti non erano decisi a priori a tavolino e lasciati immodificabili. Anzi, similmente alle indagini di Holmes, è stata necessaria un'approfondita ricerca per trovare uno stile e una metodologia di combattimento per Holmes, Watson e gli altri personaggi. Questo a causa della necessità di tenere in considerazione l'estetica contemporanea del film, il modo di lavorare di Guy, la visione dei propri personaggi di Downey e Law, la natura dinamica della relazione fra Holmes e Watson, i rimaneggiamenti del copione e così via.
Essendo la narrativa del film basata sulla relazione fra Watson e Holmes, mi è sembrato essenziale renderla evidente non solo nel testo, sottolineando questa partnership in una modalità fisica, non-verbale, immediatamente riconoscibile dagli spettatori.
Il nostro obiettivo era utilizzare i combattimenti in cui Holmes e Watson si sarebbero trovati coinvolti per rappresentarli come una squadra. Era importante che collaborassero nel combattere i cattivi godendosi nel contempo la dimensione fisica e l'adrenalina.
I momenti principali in cui questo si può notare sono la scena d'apertura nella Cripta, il combattimento agli scavi di Reardon e lo scontro nelle "Fogne". In ognuna di queste scene volevamo rappresentarli come una squadra che combatte fianco a fianco o coordinando gli sforzi per superare gli ostacoli.
T.W. - E cosa ci puoi dire dello spettacolare confronto fra Holmes e Blackwood nel finale?
R.R. - L'ultimo scontro, sul Tower Bridge, è rimasto stabile nella sua concezione durante tutte le riprese. Holmes a quel punto è stato visto sconfiggere chiunque si sia confrontato con lui, ed arriva allo scontro finale contro l'antagonista principale della storia. Dovevo rappresentare Holmes mentre reagiva a minacce improvvise, cercando di fare ciò che deve per proteggersi mentre lotta per impossessarsi dell'apparato di cui tutti, a questo punto della narrazione, stanno cercando di impadronirsi. Il tutto sopra una ricostuzione del Tower Bridge, che in originale è alto circa 60 metri. Sul set era altro 10 metri e posto di fronte ad uno schermo verde.
T.W. - Il fatto che il "baritsu" di Conan Doyle non sia il Bartitsu di Barton-Wright vi avrà senz'altro offerto un'ampia licenza artistica. C'è una qualche relazione fra il "baritsu" cinematografico e il Bartitsu storico?
R.R. - Come tu ben sai, il Bartitsu è un'arte marziale mista che comprende elementi di boxe, savate, jiu-jitsu, scherma e scherma di bastone, che erano popolari ad inizio secolo.
Nello sviluppare lo stile di combattimento del nostro Holmes volevamo creare un Neo-Bartitsu adeguato all'estetica contemporanea del film. Per fare questo abbiamo scelto di utilizzare lo stile cinese praticato da Downey come base, aggiungendovi elementi di scherma e del Brazilian Jiu-jitsu praticato da Ritchie.
In questo film Holmes incontra Moriarty solo di sfuggita, cosicchè avremmo dovuto introdurre il Bartitsu senza la "collaborazione" di Moriarty ed all'interno della struttura di questo episodio introduttivo di Sherlock Holmes.
Il Bartitsu per lui è un punto di partenza, e come qualsiasi buon artista marziale ha continuato ad esplorare i punti di contatto fra diverse arti marziali e le loro filosofie. Sebbene non ci fosse nulla nel copione che lo indicasse abbiamo considerato che Holmes possedesse un manuale di Kung Fu cinese e che abbia scelto di testare quel sistema in modo molto pratico e pragmatico partecipando a combattimenti a pugni nudi.
T.W. - Il che rispecchia gli incoraggiamenti di Barton-Wright ai propri allievi ad allenarsi incrociatamente fra tutti gli stili insegnati al Bartitsu Club. Riassumendo il "baritsu" cinematografico è una combinazione di varie influenze, coreografato secondo il gusto contemporaneo?
R.R. - Questo film compete per l'audience con film d'azione moderni, come per esempio la trilogia di Bourne e la serie di James Bond, e sapevo fin da subito che con il nostro staff di sceneggiatura e combattimento il Bartitsu del nostro film sarebbe stato un'interpretazione moderna. Ciò nonostante desideravo catturare anche il sapore del Bartitsu vittoriano, così mi sono concentrato sulle distanze di combattimento. Ero convinto che se fossimo riusciti a utilizzare le distanze di bastone, calcio, pugno e lotta saremmo stati in grado di creare qualcosa che andasse bene per l'estetica contemporanea quanto per quella vittoriana.
Queste premesse ci hanno permesso di costruire combattimenti, particolarmente quello nell'arena, che dimostrano come Holmes utilizzi diversi aspetti delle arti marziali e come, sotto pressione, sia in grado di concentrare la propria mente, il proprio corpo e il proprio spirito per superare un problema.
Durante la sequenza dell'"Arena" Holmes scorge Irene Adler, ed offre di arrendersi per poterla inseguire. McMurdo (il suo avversario) rifiuta la stretta di mano di Holmes e gli sputa. Questo momento ci diede il via per rappresentare la chiarezza di pensiero di Holmes trasposta in campo fisico, un elemento chiave su come il personaggio Holmes viva.
Di tanto in tanto gli spettatori possono sentire i pensieri di Holmes, mentre decide come sconfiggerà il proprio avversario, quali saranno le ripercussioni dei propri colpi e per quanto tempo questi lo metteranno al tappeto.
T.W. - E' un mezzo scenico interessante, che mette lo spettatore a parte del piano di battaglia di Holmes mentre viene formulato, una frazione di secondo prima di essere messo in pratica. Non è comune vedere simili "dettagli clinici" in una scena d'azione, ed inoltre aiuta nel capire il personaggio di Holmes.
R.R. - Nella sconfitta di McMurdo, nell'arena, volevamo realizzare una scena dove Holmes facesse il necessario per vincere, ma controllasse anche la propria rabbia per il trattamento ricevuto, dando una lezione al proprio avversario senza per questo scadere nella mera vendetta.
All'atto pratico dovevamo far si che la visualizzazione del combattimento da parte di Holmes fosse estremamente viscerale. Per come Ritchie aveva pensato di girare la scena (con l'ausilio di una telecamera Phantom ad alta velocità) si sarebbero visti chiaramente gli impatti dei colpi, quindi dovevamo realizzarla senza risparmiare sul contatto fisico.
Abbiamo montato un combattimento nel quale Holmes avrebbe bloccato i colpi del suo avversario e contrattaccato con diversi colpi potenti e precisi, abbastanza da far trasalire lo stesso spettatore.
La sfida seguente è stata, quindi, di assicurarci la persona giusta per il ruolo di McMurdo.
Per il ruolo venne scelto Dave Garrick, uno stunt-man inglese, che ha fatto un lavoro fantastico, sferrando pugni contro Downey per vederli bloccati e subire secchi contrattacchi. E' stata una giornata fisicamente molto dura tanto per lui quanto per Downey, in quanto sebbene non sferrati a piena potenza i colpi e le parate erano reali.
T.W. - Mi auguro che gli spettatori si ricorderanno del povero Mr.Garrick, allora!
R.R. - Anche se questo brutale, dinamico combattimento, che ci offre la prima prospettiva sul lato d'azione di Holmes, ha coinvolto solo due persone nella performance, è stato il prodotto della collaborazione di una squadra che comprendeva me, Eric Oram (consulente per i combattimenti), Franklin Henson (consulente per gli stunt), Dave Garrick, e i puntuali suggerimenti di Robert Downey Jr. e Guy Ritchie.
T.W. - Buono a sapersi. Il pubblico a volte non apprezza la misura in cui le scene d'azione cinematografiche siano collaborazioni fra diversi specialisti.
Come si sono allenati per le loro parti gli attori e gli stunt?
R.R. - Avevamo il nostro "Fight Club", dove oltre a provare le specifiche scene avevamo allenamenti di Wing Chun, Scherma e di quando in quando, Ju-Jitsu con Guy.
Robert si allena quasi tutti i giorni in palestra o nel Wing Chun, oltre alle frequenti prove di combattimento, ed anche Jude Law e Mark Strong si allenano regolarmente.
Le prove di combattimento le facevano con me, e queste erano pianificate a seconda di cosa avremmo girato successivamente, di modo da avere il massimo della performance per ogni scena.
T.W. - Concludendo ti voglio chiedere - com'è lavorare su un set dove tanto il regista quanto l'attore protagonista sono praticanti di arti marziali?
R.R. - Una squadra piena di marzialisti e creativi! E' stato un periodo splendido, brillante e a volte frustrante. Tutti avevamo qualcosa da aggiungere e tutti eravamo in grado di dimostrare cosa avevamo in mente.
Il rischio in una situazione del genere è quella di creare molta confusione.
Nel nostro caso, penso abbia funzionato perchè lavoravamo tutti con il medesimo scopo.
Come in ogni ambiente lavorativo nuovo all'inizio c'è un periodo di adattamento, dove si integrano le diverse dinamiche di lavoro, ma in poco tempo abbiamo raggiunto una sintonia che ci permetteva di correggere o cambiare le coreografie a seconda delle circostanze o dei cambi di copione all'ultimo momento.
Abbiamo "giocato" ed esplorato dal primo giorno di prove all'ultimo giorno di riprese, lasciando sempre spazio a suggerimenti o migliorie. Uno dei miei ricordi preferiti è Downey che, dopo aver visto la mia dimostrazione dell'ultimo combattimento sul ponte mi dice "E' geniale, perfetto" e poi aggiunge con un sorriso sghembo "cambiamolo!"
Note:
(1) - Il capitano Hutton era un istruttore della scuola di arti marziali londinese di Barton-Wright, dove insegnava scherma di fioretto, spada e sciabola. Fra gli studenti di Hutton c'erano attori e soldati, che allenava nella scherma di epoca elisabettiana. Nel 1901 descrisse il Bartitsu Club come "Il caposaldo della scherma storica inglese".
(2) - Nonostante le somiglianze siano probabilmente fortuite, molte delle tecniche del Wing Chun sono simili a quelle delle "scazzottate fra gentiluomini" del diciannovesimo secolo. Entrambi gli stili presentano una postura eretta, pugni in assetto verticale ed enfatizzano il proteggere la linea centrale del corpo. Il newaza (lotta a terra) del Brazilian Jiu-Jitsu ricorda da vicino l'eclettico "Jiu-Jitsu Britannico" che sorse prima della Prima Guerra Mondiale.
Fonti :
http://www.bartitsu.org/index.php/2009/12/its-brilliant-perfect-lets-change-it-an-interview-with-sherlock-holmes-fight-choreographer-richard-ryan/
Si ringrazia per la cortese collaborazione nella traduzione di questo articolo
RODOLFO KLEMEN -
mr.klemen@yahoo.it